Intervista a Roberto Bolle per la cover Vogue Italia Ottobre 2026. L’assolo che presenta alla sfilata spettacolo di Vogue World: Milano non è «tanto nella tradizione del balletto, piuttosto la rappresentazione della trasformazione della danza oggi»
Ho seguito ogni suo passo artistico – dagli esordi come principe del balletto, attraverso la maturità dell’interprete, fino all’attuale evoluzione di artista – con la soddisfazione di vedere la notorietà immediata nel nostro ambiente trasformarsi nella fama virale di popstar della danza. La prima intervista la feci quando era appena ventenne, dunque all’inizio della sua carriera internazionale, per una rivista di danza su cui debuttò in copertina. Immutato resta il piacere di ritrovarlo a ogni nuovo traguardo, cresciuta nel tempo è la confidenza che ne rivela doti inaspettate a chi lo vede solo in scena o sullo schermo.
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L’ironia e la bella risata sono quelle di sempre, anche nell’occasione speciale di restituirne un ritratto scritto proprio per Vogue Italia, dove possiamo parlare di danza attraverso la moda, la fotografia, l’immagine, ma anche il sociale e la contemporaneità. Entusiasmante seguirlo sul set, protagonista (disciplinatissimo!) degli scatti di queste pagine realizzati da Szilveszter Makó, ideali – ne conveniamo entrambi – nel mettere in luce la sua immagine di artista del balletto. Notiamo insieme, con piacere, nell’ambientazione, le citazioni dalla pittura rinascimentale tra logge e paesaggi all’italiana (anche il gattino spaventato dall’Annunciazione del Lotto!), nello styling l’evocazione di personaggi del repertorio di balletto, dal Don Chisciotte al Corsaro.
Fashion addict non mi è mai sembrato, ma il suo stile è ormai riconoscibile e la moda appare uno specchio della sua immagine: «Sì, la moda mi ha sempre affascinato», conferma. «Quando sono diventato Primo ballerino del Teatro alla Scala, a 21 anni, sono arrivati gli inviti a sfilate ed eventi di Milano capitale della moda, e sono nati anche legami stretti con diversi stilisti italiani. Quando l’impegno di danzatore me lo permette accetto con entusiasmo di entrare in questo mondo, non solo per la bellezza estetica con la quale attrae, ma anche per la creatività laboriosa che vi si riconosce. Il mio stile? Nella quotidianità amo vestirmi in modo confortevole, senza sfoggio di loghi o brand; semplice ma elegante, direi, rispecchiando il ruolo che ho in teatro e nella vita. Nelle serate speciali, invece, mi piace osare qualche capo particolare: non eccentrico, certo, ma sempre entro la mia idea di eleganza».
Riguardando gli scatti dei maestri della fotografia che lo hanno ritratto negli anni, noto come la sua immagine di bellezza apollinea sia stata spesso estrosamente scalfita. Per esempio, nel libro di Bruce Weber An Athlete in Tights (già da collezione), dove Roberto Bolle svela il profilo conturbante del danseur noble. «Ci tengo resti l’immagine della mia persona e del mio essere danzatore, ma mi piace anche, con un grande fotografo, mettermi a disposizione. Come quando lavoro con un coreografo: mi sento uno strumento, una materia da plasmare, al servizio di una visione artistica; devo affidarmi, e anche fidarmi non sapendo quale sarà il risultato, ma credendo nell’artista. Mi interessa collaborare con coreografi, fotografi, registi, che sappiano cogliere aspetti miei che forse neppure immagino. Altrimenti sarei sempre uguale a me stesso…».
Una finezza da interprete che qualcuno, tra i critici e gli spettatori, non ha saputo vedere all’inizio della carriera, quando la sua bellezza è sembrata un limite all’espressione artistica. «Sì, per molti ero sempre “quello bello e basta”, l’Apollo del balletto. C’è voluto tempo per dimostrare il contrario», ammette con una sfumatura di amarezza, mentre penso ai ruoli dei dance dramas: Romeo, il Cavalier Des Grieux di Manon, Armand della Dame aux camélias, Onegin, nei quali tante volte l’ho ammirato e che mi scorrono sempre davanti agli occhi quando vedo altri interpreti. Diciamolo, da ballettomane: modelli per le nuove generazioni, se non ruoli da lui “bruciati”. «Ho dovuto scavare nell’animo dei personaggi e interpretarne anche alcuni come Quasimodo», ricorda citando il gobbo dall’aspetto mostruoso del balletto Notre Dame de Paris.
Attraversato l’intero repertorio classico dell’Ottocento e moderno del Novecento da “étoile dei due mondi”, ovvero il Teatro alla Scala e l’American Ballet Theatre, guest delle maggiori compagnie di balletto, oggi Bolle esplora la danza contemporanea, con composizioni di maestri della coreografia o nuove creazioni pensate per lui. Dove la bellezza classicamente intesa, non più canone artistico della nostra era, resta nella forma in cui egli la concepisce. «Anche nel contemporaneo mi interessa giocare su due livelli: la fisicità estetica, fondamentale per un ballerino classico, dev’essere veicolo di emozioni, racconto di una storia, condivisione di sentimenti». Com’è il caso di Narciso, lo storico assolo di Moses Pendleton ricreato per lui, novità di questa stagione.
Anche la tecnologia si lega alla sua idea di danza nel nostro secolo, sperimentata da anni nei suoi spettacoli attraverso proiezioni luminose, immagini led wall, fino ai cloni. Come nell’assolo che presenta alla sfilata spettacolo di Vogue World: Milano in Galleria Vittorio Emanuele. «Una scelta, condivisa con Anna Wintour e Francesca Ragazzi, non tanto nella tradizione del balletto ottocentesco, piuttosto rappresentativa della trasformazione della danza oggi: ciò che anch’io ricerco nel mio attuale percorso. Partendo dalla mia base classica, voglio capire fin dove possiamo spingerci e riusciamo ad arrivare col binomio danza-tecnologia. È un modo di inserire la danza in un contesto contemporaneo e anche di arrivare a un pubblico più vasto».
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Ecco, il suo pubblico: smisurato ormai, eppure coeso da un concetto di comunità. Sembra il valore che lo guida sin dall’infanzia, quando era la famiglia numerosa, a cui resta legatissimo, a sostenerlo dalla provincia lontana negli anni alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. Col tempo la sua famiglia è diventata la comunità internazionale di artisti del balletto, oggi ampliata a tutti coloro che, professionisti o amateur, spettatori o allievi, vogliano farne parte, Bolle al centro, da artista adulto. Le possibilità per esserci è egli stesso a offrirle.
«Per me diventa sempre più importante raggiungere un pubblico ampio, per diffondere la danza e i suoi valori, anche educativi e formativi. Un progetto che sta prendendo forma con la manifestazione OnDance e la mia Fondazione». Grazie alla quale è stato commovente vedere esibirsi in scena tutti festanti, al TAM Teatro degli Arcimboldi, 250 alunni delle scuole medie dei quartieri periferici di Milano, dopo un anno di lezioni di danza settimanali gratuite, tenute da maestri già ballerini alla Scala. «È il progetto, o meglio la “missione” che si profila per il prossimo periodo», mi anticipa, «cercare di coinvolgere chi non è interessato alla danza e forse non la vedrà mai in teatro: allora andiamo noi da loro. Con l’ambizione, oltre che di regalare la bellezza della nostra arte, di cambiare in meglio, poco o tanto che sia, qualche vita. Nei valori di disciplina e impegno, i ragazzi imparano un nuovo linguaggio e lo condividono, resettando tutte le barriere che possono crearsi sui banchi di scuola. Un approccio che prevede anche quell’interazione fisica cui non sono più abituati».
Sarebbe un discorso lungo – ci diciamo – ma la direzione sembra indicata.
Nel suo impegno di mentoring includiamo anche i giovani ballerini ai quali da tempo offre possibilità, per esempio nei suoi Gala Roberto Bolle and Friends dove si sono messi in luce, tra gli altri, gli scaligeri Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko o i fuoriclasse ventenni António Casalinho e Margarita Fernandes.
In proposito gli ricordo che alla prima intervista, ballerino esordiente, già dichiarò che il suo desiderio per il futuro sarebbe stato dirigere un corpo di ballo… per esempio al Teatro alla Scala. Se n’è già detto e scritto molto, ma quando ancora una volta gli si chiede se toccherà a lui la prossima direzione, non parla, sfoderando però un sorriso eloquente. Intanto il suo ruolo di artista con un peso oltre la scena si consolida, anche per le posizioni chiare che ha deciso di prendere, parlando in prima persona e attraverso i social network (solo sul suo profilo personale Instagram annovera oltre 900mila follower!) di quanto sta accadendo nel mondo. Un argomento che lo indigna: «Non è facile per un artista del balletto, ma io ho scelto di farlo. Devo dire che mi rattrista e delude constatare come pochi tra i colleghi si espongano: non hanno mai detto una parola, né si sono schierati davanti a drammi e tragedie immani che sconvolgono la nostra società, quando invece la voce di chi è seguito, amato, rispettato, nonché punto di riferimento per tanti, sarebbe molto importante. Noi ballerini non possiamo vivere in un mondo parallelo, isolato dalla realtà…».
Una gabbia dorata, che non sembra interessargli quanto la vita vera. Ma come riesce a conciliare la sua notorietà da popstar con il profilo dell’uomo fieramente riservato? «Fortunatamente godo di una popolarità che mi permette di essere conosciuto, e anche riconosciuto, ma di mantenere una mia sfera privata, senza essere troppo assediato né limitato nella quotidianità. Posso avere la mia personale libertà e vivere la mia vita serenamente. Non mi chiudo in una torre d’avorio, voglio mantenere il senso della realtà».
Finora è riuscito a crearsi il suo equilibrio, ma proprio nei giorni dell’intervista è arrivata la notizia, inaspettata, dell’assegnazione della stella sulla Walk of Fame a Hollywood: «meta di pellegrinaggio» – la immagina già lui scherzando – da parte degli ammiratori di tutto il mondo, alla testa il fanclub italiano “i Bollerini”. «Eh sì», conclude con una risata, «ora forse, per passeggiare nelle strade cittadine, dovrò indossare cappellino e occhiali da sole…».
L'intervista a Roberto Bolle per la cover di Vogue Italia Ottobre 2026 la trovate in edicola dal 22 Settembre
In apertura: canotta di cotone e pantaloni di gabardine PRADA. Scarpe da danza.
PHOTOGRAPHER Szilveszter Mako
FASHION STYLIST Lisa Jarvis
HAIR STYLIST Yuri Napolitano
MAKE-UP ARTIST Vanessa Icareg
PHOTO 1 ASSISTANT Gianluca Malavolta
PHOTO ASSISTANTS Giulio Guidi, Helena Pardo
SET DESIGN Edith Di Monda
PROP MASTER Teo Bernardi
SET DESIGN ASSISTANTS Lucky Sturm, Polina Klovskaia, Lucia Nelli
EXECUTIVE PRODUCER Siyan Chen
PRODUCTION ASSISTANT Haining Zhu
STUDIO COORDINATOR Letizia Ruggenenti
STUDIO Rec Distrikt
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