L'editoriale di Vogue Italia Ottobre 2026: Vogue World Milano 2026 e un grazie speciale
Scusi, da che parte per Vogue World? Non è solo un rimando al titolo del libro di Dino Buzzati, la lettera d’amore a una città che lo aveva accolto e che lui ha fatto sua, ma il segnale che il 22 settembre Milano e il suo cuore pulsante, la Galleria Vittorio Emanuele II, sono diventati il centro dell’attenzione internazionale. Portare Vogue World in Italia, e proprio qui, non è stata una scelta casuale. Milano è una città di contrasti e forse sta in questo il suo mistero. Lucio Dalla lo aveva intuito e raccontato con straordinaria precisione in Milano, una canzone che scrisse durante una cena con Bettino Craxi, in un contesto di amicizia personale, e da cui quest’ultimo estrapolò la prima strofa per lo slogan politico di una Milano proiettata verso l’Europa. Questa immagine è oggi più rilevante che mai: l’idea di una città italiana che non si chiude nella propria identità, ma si pensa come profondamente internazionale e contemporanea. Un posto sospeso tra modernità e tradizione, tra novità e storia. È una tensione che le appartiene: cosmopolita e profondamente italiana, rigorosa e istintiva, sofisticata e popolare, velocissima eppure capace di custodire il tempo delle sue botteghe. È il luogo in cui la Scala può convivere con la strada, la grande moda e il design con il gesto artigianale, l’industria con la creatività, la tecnologia con l’umanità. È questa capacità di tenere insieme gli opposti, senza doverne scegliere uno, che abbiamo scelto di raccontare in Galleria e che rende Milano così affascinante, così difficile da definire. Il palcoscenico è dunque una “piazza” coperta, un luogo di passaggio e d’incontro dove da sempre convivono persone diverse: chi ci lavora, chi ci torna ogni giorno, chi la attraversa per la prima volta, chi viene da lontano. Guardandola da vicino, tra abitudini e gesti quotidiani, abbiamo ritrovato quella stessa comunità che Vogue cerca di raccontare e costruire. È stato un gesto collettivo, un atto di fiducia e, anche, un grande esercizio di immaginazione. Ma Vogue World: Milano attraversa la storia della moda italiana per raccontare qualcosa che va ben oltre la moda stessa: la capacità del nostro Paese di trasformare il sapere in bellezza, la tradizione in innovazione, la materia in sogno. E viceversa. Dal ricamo rinascimentale ai tessuti industriali, dalla manifattura alle nuove tecnologie, il filo conduttore è il dialogo continuo tra mano e macchina, memoria e futuro, umano e artificiale. E visto che nessun progetto esiste senza le persone che lo rendono possibile, prima ancora di augurarvi buona visione, vogliamo dire grazie. Grazie a tutti i designer e le aziende che hanno contribuito e messo a disposizione il proprio talento, i propri archivi, le proprie idee e il proprio patrimonio creativo. Grazie agli artisti, ai performer, ai colleghi e ai collaboratori che hanno trasformato un’idea in qualcosa di vivo, in movimento. Grazie agli artigiani e alle maestranze, ai tecnici, ai professionisti della produzione, della luce, del suono, della scenografia, della musica, dei capelli e del make-up: a tutte quelle persone che spesso non vediamo, ma senza le quali nulla di tutto questo potrebbe accadere. Grazie a chi ci ha aperto la porta – di un negozio, una bottega, un archivio, un ristorante – dando il proprio punto di vista con passione. A chi ha condiviso un sapere tramandato per generazioni e a chi, invece, ci ha permesso di guardare verso il futuro. Grazie a chi ha accettato di fare le cose diversamente e di correre qualche rischio ascoltando le nostre prospettive anche quando sembravano impossibili. E grazie, naturalmente, a Milano. Ai suoi abitanti, ai commercianti della Galleria, alle istituzioni civiche e culturali. Portare Vogue World qui è stato un privilegio, ma anche una responsabilità: quella di raccontare un’Italia che non vive di nostalgia, ma che sa continuamente reinventarsi. L’ispirazione è sempre stata davanti ai nostri occhi, nella vita quotidiana della Galleria con la sua energia, le sue contraddizioni. Abbiamo provato a trasformarle in un racconto che potesse viaggiare lontano e condensare secoli di vissuto in 40 minuti di spettacolo. Quella magia che solo la moda, l’arte e la cultura sanno restituire. Il risultato non appartiene soltanto a Vogue, ma a tutte le persone che hanno contribuito a renderlo possibile. E, soprattutto, a questa città e a tutti voi che, insieme a noi, avete deciso di crederci.
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