Michele De Lucchi, lo yacht che trasforma il viaggio in un modo di abitare.
«Era una mattina bellissima, tranquilla, il mare era calmo, siamo usciti lentamente dal porto e poi al largo insieme a Giovanna Vitelli e a qualche altro amico». Inizia così il viaggio del Magellano 27M di Azimut, la barca che ha segnato il debutto di Michele De Lucchi e di AMDL Circle nello yacht design (e che ha appena vinto Design Innovation Award 2026 nella categoria “Superyacht – oltre 24 metri”, assegnato in occasione del Salone Nautico Internazionale di Genova). E inizia così anche la prima storia di mare di AD, il racconto di un’avventura che va oltre i confini della progettazione e che, come tutto ciò che riguarda l’architetto, parla della materia dei pensieri e dei sogni. «Con il mare ci si confronta sempre», aggiunge De Lucchi, «perché il mare è sempre in movimento anche quando sei in rada o in porto, e questo movimento non è solamente il movimento della barca, delle onde, è anche il movimento del paesaggio che cambia continuamente davanti a te e il movimento mentale che ti accompagna quando viaggi e quando e quando ti lasci andare, senza la pretesa di regolare il tempo e di determinarne il ritmo».
Tema metaforico o meno, il viaggio è anche il senso che all’architetto piace dare alla vita: «Il Magellano è stata l’occasione per noi di AMDL Circle che per molti anni ci siamo occupati dei saloni nautici e della preparazione degli eventi a terra, di interrogarci su come intendere la permanenza sul mare. E siamo arrivati a disegnare questa barca perché ci sembrava quella con la narrativa più adatta a noi: ci rappresenta a partire dall’uso del legno. Tutti gli interni ne sono rivestiti, pavimenti, soffitti, pareti. E lavorare con il legno (ovviamente trattato per vivere in mare) ci ha permesso di portare dentro la barca un senso più intimo, più legato alla terra. Per noi la barca è veramente il luogo della metafora, è il posto dove andare a ragionare, a portare tutte le valutazioni, tutte le riflessioni che facciamo sul mondo di oggi, sulla sua società e sulla sua economia».
L’AI, il papa e la vita di bordo
La prima enciclica di papa Leone XIV, dello scorso maggio, si intitola Magnifica Humanitas, ed è interamente dedicata alla custodia della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale. «Guarda un po’ che cosa mi viene in mente parlando», ride De Lucchi. «Ma non è fuori tema, anzi: questa enciclica vuole creare un riferimento per il mondo dell'intelligenza artificiale. Nelle prime cinque righe, c'è scritto "Ogni generazione ha il compito di rappresentare l'epoca nella quale vive". E io questo impegno l'ho sentito profondamente perché credo che oggi sia veramente il ruolo del designer o dell'architetto quello di visualizzare, trasmettere, rendere fisica, tangibile, la rappresentazione del mondo nel quale viviamo. Che è esattamente quello di cui parlavo prima: tutto è un viaggio, fisico, metaforico, ma anche nella società, e nell'immaginazione. Il bello dell'intelligenza artificiale è che ha riportato l'attenzione verso l’umanità, e il nostro impulso di immaginare sempre cose nuove, cose diverse e possibilmente migliori». Questo processo è facilitato in mare. «Al di là della compagnia, del del tipo di vita di bordo che ti piace organizzare in mare hai tanto tempo per la meditazione, per la riflessione, per liberare il tuo sguardo e andare lontano, arrivando a una comprensione di te stesso che non è possibile avere nella vita “sulla terraferma”. Ed è esattamente questo tipo di assenza che è invece una presenza più attiva dentro se stessi quello che piace a noi di AMDL Circle quando ci immaginiamo la vita in una barca».
Michele De Lucchi e lo yacht: progettare una casa in mare
Non sul mare, ma proprio dentro, come una barca, appunto. Al di là dell’adagio architettonico degli esterni che penetrano negli interni, disegnare uno yacht è diverso dal disegnare una casa. «La cosa più banale, ma anche forse anche la più vera, è che si ha a che fare con spazi molto ridotti che vanno sfruttati ed efficientati. Che non è poi tanto lontano da quando si progettano camere di albergo o locali molto piccoli in una città: quello spazio privato, personale, dove rifugiarsi per sentirsi sicuri e protetti, oggi tende a modificarsi perché esiste un sistema di servizi che garantisce di poter utilizzare il tempo e gli spazi in maniera molto più libera e molto più più efficiente. Il progetto di una barca è un po' un ritorno alla creazione di spazi personali e il successo della della nautica oggi è dato dalla possibilità che ti dà di vivere il tuo spazio come vuoi, perché questi ambienti così ridotti diventano come un tuo vestito, un tuo modo di muoverti, di vederti, di stare. In più in una barca si crea la condizione che fa entrare la natura nella tua esistenza. Nel Magellano 27 M abbiamo disegnato uno spazio esterno ( il Main Deck, concepito come una grande loggia sul mare) dove vivere il movimento dell'aria, sentire il caldo del sole o il freddo del vento. Una necessità che l’uomo sente da sempre».
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